Chi e perché ha ucciso Aldo Moro

Si è tenuta questa mattina alle 10.30 presso “La Scuola Universitaria” di Taranto la conferenza inerente il Caso Moro, tenuta dall’On. Gero Grassi, vice-presidente Gruppo Pd alla Camera dei Deputati e componente della Commissione d’Inchiesta sul caso Moro.

Ad introdurre la trattazione il prof. Gianluca Piergiacomi, direttore de “La Scuola Universitaria”, insieme al moderatore della conferenza, il dott. Stanislao Stefano Desiati, specializzando in “Scienze della Pubblica Amministrazione” della su menzionata scuola.

L’evento rientra nei ben più di 390 che l’On. Grassi ha organizzato in tutta Italia da tre anni a questa parte ed ha come fulcro principale la trattazione della vicenda del presidente della DC rapito ed ucciso dalla Brigate Rosse attraverso i documenti di Stato e gli atti della Commissione Moro 2.

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L’obbiettivo, quindi, quello della divulgazione della ricerca della verità che ha segnato profondamente la vita dell’On. Gero Grassi, e della cui esperienza l’onorevole si fa portavoce personale, ponendosi apartiticamente alla platea in veste di persona assetata di verità.

Ma non solo, bisogna rendere dignità ad un morto, ad un uomo di Stato che dallo “Stato” probabilmente fu tradito.

Lo stesso Grassi all’inizio della manifestazione faceva notare con amaro sarcasmo, ringraziando per la presenza della delegazione regionale del Parlamento della Legalità Internazionale,  che avrebbe preferito che non ci fossero esponenti del Parlamento della Legalità, in quanto, dato che esistono, significa che esiste l’illegalità. E si è detto molto contento della presenza di questa associazione sul territorio per contrastare l’illegalità e il pensiero mafioso.

“Il 3 Novembre del ’41, Moro entrava per la prima volta come professore all’università di Bari e le prime parole che rivolse ai suoi studenti, in un periodo in cui era espressamente vietato pensare furono “La persona prima di tutto”. La persona viene prima del cittadino. Prima dei diritti del cittadino, lo Stato deve riconoscere i diritti della persona. Perché ad un cittadino i diritti possono essere revocati, ad una persona, no. I diritti vanno riconosciuti, non concessi. “Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere” diceva Aldo Moro, e quanto mai continua ad essere vero in questi tempi.

Moro si è trovato così a “combattere contro” uno Stato che ha messo e continua a mettere molte volte il cittadino prima della persona. Morucci, interrogato sulla condotta di Moro durante i giorni della prigionia, disse che se fosse rimasto in vita, Moro avrebbe portato le BR al governo. “Si sforzava sempre di comprendere perché noi giovani ci fossimo legati ad una causa come quella della rivoluzione armata. Si comportava da Moroteo. Lui voleva che ci si unisse, tutti insieme per sconfiggere la povertà. Unico vero, grande nemico di tutti.”

Ed è forse per questa sua inclusività sociale che guardava a politiche concrete per costruire una Europa dei popoli che abbattesse muri e confini Est-Ovest che Aldo Moro fu guardato con serio timore da potenze occulte, ma non troppo, che lo uccisero.

Quello di Aldo Moro si configura nel primo (ed ultimo) caso di “fermezza” da parte dello Stato che non cedette a nessuna trattativa con i sequestratori del presidente della DC. Andreotti asserì che il governo decise di non trattare per Moro, per poi essere sbugiardato qualche tempo dopo dal controllo degli atti su quella decisione che sui registri risultò inesistente.

Alla fine del suo intervento, l’On. Gero Grassi, rivolgendosi ai giovani presenti per incoraggiarli, ha ricordato quanto l’uomo Aldo Moro fosse realmente legato ai giovani citando una frase che sempre ripeteva per affermare l’importanza dell’insegnamento e della istruzione scolastica: “I giovani hanno i nostri difetti e i propri pregi”.

Anche Alcide De Gasperi diceva che “Il politico pensa alle prossime elezioni. Lo statista alla prossima generazione”. Insomma, tutto questo era Aldo Moro, storia d’Italia, uomo di Stato, martire della verità.

Pietro Dragone

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