Caro Nicolò,

E’ con profondo affetto che ti scrivo.

Tra meno di qualche giorno saremo di nuovo insieme, a Roma,  al fianco del Card. Francesco Coccopalmerio e del generale Domenico Rossi per trascorrere insieme e all’insegna del ricordo questa “Settimana della Legalità 2017”.

Ti scrivo ora, nel momento in cui mi trovo ad avere un attimo di tregua dai preparativi del viaggio per incontrare te. Di certo, potrei evitare di scriverti dato che ci vedremo presto e di persona. Quindi, perché ti scrivo? Ebbene ti scrivo perché una lettera, nel momento in cui  la si infila nella busta, cambia completamente. Finisce di essere mia, diventa tua. Quello che volevo dire io è sparito. Resta solo quello che capisci tu. Così diceva qualcuno…

Ti scrivo fondamentalmente per ringraziarti del tuo insegnamento. Ma di quale insegnamento parlo?

Mafia? Sì, sapevo già cos’era.

Omertà? Anch’essa la conoscevo.

Corruzione? La vedo ogni giorno.

E allora, di cosa ringraziarti? Io ti devo l’importanza del corpo e del sangue.

Un corpo legato, strozzato. Un corpo che non può difendersi. Un corpo a cui è impedito di essere corpo. Ciò che corpo, non è più. Lacrime, che un corpo non potranno mai bagnare.

Il sangue dei martiri della tua terra. Della nostra Italia. Il sangue delle vittime innocenti e dei martiri della giustizia saranno seme di speranza che  germoglia in una terra ferita dall’artiglio sanguinario della mafia. Non c’è bisogno di commento per questo.

Non c’è necessità di spiegazione. Non servono parole per chi sa, per chi conosce.

Mi ricordo ancora quando non ti conoscevo e il mio caro amico, Alessio, mi parlava di te ed io ero scettico e titubante.

Pensavo “sarà un altro conferenziere da quattro soldi – come tanti ne ho sopportati fin ora – che va in giro a farsi grande mettendosi in bocca nomi di uomini di Stato come Falcone e Borsellino per farsi belli e credersi importanti.

Ora ti conosco da quasi due anni, e posso gridare che tu non sei quel conferenziere da quattro soldi che pensavo.

No, tu sei l’articolazione della mano protesa verso la cultura e la scuola del giudice Borsellino. Tu eri (e sei) quel ragazzo che alla sinistra di uno dei più grandi uomini d’Italia durante gli incontri con gli studenti, nelle scuole, lo aiutavi a portare quel messaggio di speranza.

Un messaggio di speranza che forse non era facile annunciare, quando il sangue dei cadaveri era ancora caldo sulle strade dell’Italia degli inizi degli anni ’90.

Bisogna sicuramente avere un coraggio non indifferente per dire nella vita, da che parte si sta. Specialmente quando la parte della giustizia è quella che ti contrappone alla canna di una lupara, o il sedile di una macchina imbottita di tritolo.

IMG_20170225_214543.jpgIo in quegli anni non ero ancora nato. Quando tu hai cominciato a girare per incontrare i giovani nelle scuole di tutta Italia, io non c’ero…

Non c’ero quando portavi uno spiraglio di luce nelle tenebre delle vite oppresse dalla mafia.

Non c’ero, inutile dirti di poter capire. Non posso capire. Posso ascoltare le tue storie che sono le storie di chi ha lavorato gomito a gomito con Borsellino, ma non posso sapere che cosa significa dire di NO alla Mafia che ti scioglie un figlio nell’acido.

Sei parte di questa storia, la storia d’Italia, la nostra storia.

Ed il mio grazie a te, è in questo.

E’ perché quando io non c’ero, tu hai speso la tua vita per me, perché quando io nascessi, potessi trovare un mondo senza bombe e proiettili, senza ricatti e silenzi, senza morti e lacrime.

Il mio grazie a te, semplice, schietto e sincero, è perché tu, Nicolò, grande uomo coraggioso, hai cominciato ad essere luce di amore e speranza per tanti giovani come me.

Il mio è il grazie di chi si è sentito amato e scelto da nel suo non “essere qualcuno” rispetto ai tanti “qualcuno”. Tu dai sempre la preferenza a noi giovani perché sai che noi siamo il futuro pulito e onesto di questo paese.

Forse tu neanche puoi immaginare di come la mia vita sia cambiata da quando Dio ti ha messo sulla mia strada.

Ricordo ancora commosso, quando dopo il primo incontro che organizzammo per ricordare Borsellino, mi chiedesti di fare l’articolo e mandarlo ai giornali. Mi meravigliai, li per li, perché nessuno andrebbe da un ragazzo  sconosciuto, e gli affiderebbe un incarico tanto importante solo per il fatto di aver espresso un “mi piace scrivere”. Eppure tu lo hai fatto.

Hai dato voce alla mia voce e la mia voce è diventata la tua voce, ed insieme la nostra voce è diventata una, musica e colore!

In quel momento sono cresciuto, ho capito l’importanza e la serietà delle responsabilità e dell’amore per ciò che incominciavamo a fare insieme prima ancora di rendermi conto che mi avevi fatto salire sulla grande barca del Parlamento della Legalità Internazionale.

Una barca piena d’amore che per me presto è diventata una famiglia grazie alla quale coltivare i miei sogni, una famiglia grazie alla quale sono amato per quello che sono.

E tutto questo grazie a te.

Per questo e proprio mentre sto scrivendo, è maturata in me l’idea di rendere pubblica questa lettera d’Amore a te e al Parlamento della Legalità Internazionale.

Non dirmi niente. Mi risponderai a Roma con un grande abbraccio.

Tuo,

Pietro Dragone.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...