Mattarella: triste gesto, ma comunque garante delle istituzioni

In questi due giorni ho preferito rimanere in silenzio su quanto accaduto alla nostra repubblica.

Ho speso il mio tempo nel riprendere e spulciare per benino i libri studiati per gli esami di diritto costituzionale.

Ciò che mi preme dire è che sia indecoroso come la faccenda sia diventata quasi una rissa da sala gioco.

Il punto, su cui gli esseri senzienti si ritrovano tutti, è che la decisione e l’azione di “veto” del Presidente della Repubblica ha preso il via da una interpretazione dell’articolo 92 della nostra Costituzione.

Il Presidente della Repubblica nomina il Presidente del Consiglio dei Ministri e, su proposta di questo, i Ministri. (Art. 92.2 Cost.)

Una interpretazione che, per quella che è la mia sensibilità giurisprudenziale, travalica il potere di cui la Costituzione investe il Capo dello Stato. Ma è questione, appunto, di sensibilità; e di interpretazione. Anche se, il perno dell’interpretazione è quel “su proposta”. Che oggi più che mai sembrerebbe molto più misterioso di quando lo incontrai la prima volta sui libri.

Perché se è vero che il Presidente nomina, altresì vero è che il Primo Ministro è votato ed eletto democraticamente dal popolo; e proprio in vista di questa fiducia popolare, egli viene nominato dal Capo dello Stato. Cosa, mi si permetta di dire, diventata quantomai rara nell’ultimo decennio.

costituenteGli eminenti costituzionalisti, e tutti degni di considerazione e rispetto, interpellati dai giornali infatti si sono divisi sulla ammissibilità o meno dell’atto del Presidente Mattarella. Non perché alcuni nel giusto, altri nel torto. O perché alcuni siano riusciti a trovare la norma che regolamenta quanto accaduto, e gli altri no.

O ancora, perché gli uni, detentori di una verità agli altri inaccessibile.

Nei 70 anni della nostra storia nazionale e costituzionale di repubblica democratica parlamentare, mai, almeno non nei termini storici dei fatti di questi giorni, una situazione analoga (in termini di significato politico) si era creata. E mai, quindi, normata.

Per questo, ci si affida alla “interpretatio” degli accademici che, com’era ovvio che accadesse, chi per ragioni politiche, chi per altre (…), si sono scissi.

Per cui cercare una ragione, o un torto, in questa situazione giuridica è un po’ una chimera. E la sua ricerca, attraverso prese di posizioni, insulti al garante della Costituzione, litigi virtuali può solo allontanarci dal capire pienamente e affondo il significato e le regole di questa crisi istituzionale/politica.

Per quanto mi riguarda, la mia opinione è che, stando così le cose, il gesto del Presidente Mattarella, a mio parere implausibile e che non condivido,  rischia di essere comunque sia, l’ultimo baluardo nei confronti di una perdita assoluta di riferimenti istituzionali del Paese.

E questo lo dico, partendo dalla consapevolezza della debolezza dell’organo sovrano italiano e grande assente di questi giorni: il Parlamento.

Organo consapevole della brevità del tempo che gli rimane innanzi e che a cagione di ciò, è “costretto” ad abbassare la testa e cedere, almeno nell’immediato, la propria sovranità di rappresentanza dei cittadini, dinanzi ad un Capo dello Stato che, per sua stessa ammissione pubblica parlando del “pericolo per i risparmiatori italiani”, prende in mano le redini politiche dell’Italia.

Compito questo, che non è ammesso né previsto dal testo costituzionale. La responsabilità politica del Paese è infatti del Presidente del Consiglio, che assume anche quella dei Ministri che sceglie.

Per cui, a mio avviso, questa situazione di crisi è dovuta solamente alla debolezza di un Parlamento che si è venuto a trovare povero di maggioranze effettive e vittima di personaggi che lo stanno riducendo ad un violento mutismo. Insieme a quella che può davvero sembrare – in apparenza come sostanzialmente – una posizione di forza del garante della Costituzione.

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