Fontana: lo si giudichi per i fatti, non per le idee

Articolo composto dal testo di un post sul mio profilo Facebook in cui esprimo la mia personale idea secondo cui gli uomini dello Stato devono essere giudicati per i fatti e per la bontà dei risultati che riportano, e non per le loro idee.

Di Pietro Dragone

 

Mi rendo conto che oggigiorno è sempre più facile creare un post o un articolo senza avere cognizione di causa di ciò di cui si scrive. Ma alle volte, un piccolo sforzo sarebbe necessario.

Siamo arrivati all’assurdo dello scandalizzarci dell’ovvietà; ci scandalizziamo di parole bellissime come “mamma” e “papà”, che non a caso sono le prime che fin da neonati impariamo.

Addirittura si scende in piazza se il Ministro della Famiglia, parlando del suo programma per contrastare la crisi della natalità di un paese come l’Italia che ha un tasso di crescita demografico che oscilla tra il – 0,1% e il – 0,2%, dice che “un bimbo ha il diritto ad avere una mamma ed un papà”.

Ed è fuori discussione e ormai accertato a livello medico il trauma che purtroppo subiscono i bambini che, per le più svariate motivazioni vengono private di figure così fondamentali per il loro sviluppo, sia molto grave fino ad avere ripercussioni emotive e comportamentali che si posso protrarre a vita.

Ma ritornando all’argomento di cui sopra, voglio ricordare che l’Italia è uno dei paesi con il più basso tasso di natalità al mondo. I dati Istat – che ognuno può andare a verificare – indicano che nel 2016 il numero medio di nascite per donna era stimato a 1,34, in calo rispetto all’1,46 del 2010, che rappresentava il valore più alto addirittura dal 1984.

Forse, parere mio, bisognerebbe scendere in piazza per gli aumenti delle tasse, per l’innalzamento dell’età pensionabile, per il calo dell’efficienza sanitaria negli ospedali pubblici, per l’aumento del prezzo della vita etc…

E invece, noi italiani, applaudiamo gli ultimi governi “tecnici” di sinistra che con una mano ci davano le leggi con parvenza di riforma, così tanto pubblicizzate, e che garantirebbero i diritti civili mentre con l’altra, approvavano leggi assassine (aggettivo completamente soggettivo) dei diritti sociali dei cittadini. Alcuni tra tutti: lavoro, istruzione e assistenza.

Non credo di dover portare altri esempi, altrimenti mi servirebbe un editore più che un post su Facebook e anche perché la realtà è sotto gli occhi di ogni cittadino e osservatore quotidiano attento della politica del Paese. Realtà che forse sfuggiranno al facile “indignato della domenica” che non perderà occasione per commentare qui sotto, in maniera agguerrita, cose alle quali non risponderò.

Anzi colgo l’occasione per aggiungere che in questo post non mi interessa entrare nel merito delle idee delle parti che ho citato.

Da cittadino italiano, di fede cattolica ma laico, ed inoltre liberale, penso che ogni persona nei differenti ambiti della propria vita, da quello sessuale a quello familiare e sociale, fino a quello professionale, abbia il diritto di fare ciò che meglio ritiene opportuno per sé stesso e per le persone con cui condivide il territorio della Repubblica, purché chiaramente in linea con quanto prestabilito dalle leggi e in quanto non leda i diritti umani fondamentali di altri – questo è ben inteso.

Il punto è che probabilmente dovremmo analizzare pacatamente e cautamente la situazione nel merito della quale determinate affermazioni vengono fatte senza cadere nell’errore di estrapolare una singola parte di un discorso, generalizzarla e mettere alla gogna mediatica un uomo per le sue idee.

Un uomo, che è il Ministro Fontana, che tra le altre cose, rappresenta democraticamente il popolo in quanto espressione di un voto. Il che sarebbe alla base della nostra Repubblica, oltre ad essere un ottimo sistema di convivenza “civile”.

E delle idee, che giustamente possono piacere o meno, ma di cui non c’è comunque certezza o garanzia della loro ripercussione diretta sulle future attività di governo.

Molti di quelli che qualche giorno fa hanno criticato Mattarella per aver posto un veto, a detta loro “ingiusto”, su un possibile Ministro dell’Economia proprio a causa delle sue idee di euroscettico, oggi commettono la stessa azione, reputata da loro stessi erronea, nei confronti del Ministro Fontana, ossia: giudicare un uomo perle sue idee.

Nulla di più sbagliato se chi viene giudicato è un uomo dello Stato e in quanto tale, giudicabile solo per il suo operato pratico e per la bontà dei risultati ottenuti, e mai per le sue idee politiche o sociali che siano.

Facciamo per cui attenzione amici a non cadere nel tranello delle ideologie, che ci portano a giudicare ed agire in maniera dogmatica e seguendo una parte o schieramento, anziché la ragione e il calcolo del rapporto fra causa ed effetto del nostro agire.

Questo porta, e sempre nella storia ha portato, alle dittature, alle tirannidi.

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