Pilgrimage: Terre Selvagge

Terre Selvagge: un pellegrinaggio tra religiosità e ragionevolezza

“Pilgrimage” è il titolo in lingua di “Terre Selvagge”, film del 2017 a regia di Brendan Muldowney.

Ammetto che non sono solito recensire film ed ammetto che è stato un po’ strano scrivere in questa direzione. Ma quando vieni colpito allo stomaco da un film del genere, se ami un lavoro ben fatto, non puoi restartene zitto.

– Leggi l’articolo anche su Pink Magazine (pag. 41) –

La trama del film si sviluppa nell’Irlanda del XIII secolo dove un gruppo di monaci viaggia attraverso la campagna devastata dalla guerra. La loro missione è quella di portare a Roma la reliquia più sacra della loro terra: la pietra che uccise San Mattia durante il suo martirio e che viene custodita dal gruppo di monaci.

Un regista irlandese per un film girato in Irlanda, terra amena e selvaggia. Terra che ancora oggi sembra conservare energie primitive legate ai culti antichi dei primi uomini che ne abitarono il suolo.

Lungo il “breve” viaggio – appena tre giorni di narrazione – un insieme di forze nemiche insieme a più o meno annunciati colpi di scena, cercheranno di avere il sopravvento sulla “compagnia dei monaci” tentando di entrare in possesso del prezioso oggetto sacro.

La compagnia verrà guidata da Geraldus, il monaco cistercense interpretato dal francese Stanley Weber, inviato direttamente da papa Innocenzo III per recuperare la reliquia grazie alla quale sarà possibile vincere l’ennesima crociata in Terra Santa. Personaggio abietto, che nel procedere della storia si scoprirà essersi macchiato di azioni brutali e spietate per raggiungere un posto in alto all’interno della Chiesa di Roma.

Vero protagonista del film sembra essere il giovane monaco novizio mai uscito dal convento interpretato, dall’attore Tom Holland, che ad ogni step del film maturerà e modificherà la sua concezione della missione da portare a termine insieme alla distinta visione di fede e religiosità. Simbolo della purezza della vera fede, sarà l’unico a poter prendere in mano la “pietra sacra” senza ripercussioni catastrofiche.

Al suo fianco, come un angelo custode, il muto tuttofare interpretato da Jon Bernthal. L’uomo sembra aver avuto un passato da guerriero e l’ombra delle gesta oscure del suo passato si estenderà più di una volta tra le luci fosche dell’ambientazione della campagna irlandese.

Quasi subito il vero significato connesso alla reliquia verrà allo scoperto insieme agli innumerevoli pericoli e sciagure che esso attirerà sulla compagnia dei frati e non solo. Attraverso le storie dei personaggi, e gli avvenimenti di sangue, il regista sembra voler farci riflette sul legame che vede contrapposta e allo stesso tempo correlata la fede, la religione e il successo politico e personale che grazie ad esse è possibile perseguire e raggiungere.

Risulta ben chiaro che gli uomini che strumentalizzano la fede, financo riuscendo a giustificare morti brutali tramite torture, rogo e assassinio, sono ben lontani dalla vera fede. Quella legata alle cose spirituali e libera da ogni forma di arrivismo sociale – piaga che attanaglia l’umanità in ogni suo secolo – che mai potrebbe giustificare una guerra con l’aggettivo di “Santa”.

Non sembra un caso che Muldowney tratti un tema come questo proprio in un tempo come il nostro, costellato di azioni terroristiche e truci esecuzioni spettacolarizzate dai gruppi come l’ISIS e portate avanti in nome di Dio.

Tre giorni di avventura all’insegna dell’ignoto, della superstizione medievale legata alla religiosità naturale autoctona che sembra fondersi persino con il culto cristiano dei monaci. Uno spaccato storico molto interessante e soprattutto realistico di quella che doveva essere effettivamente la vita nel XIII secolo in Irlanda e più in generale in Europa. Un posto dove morte e vita coesistevano e, nel quale, se un giorno eri vivo, ciò non era una garanzia anche per il giorno seguente.

Ad ogni personaggio sembra spettare una morte crudele e violenta ai limiti dello splatter, ma con un saggio equilibrio che evita che ci si stanchi o addirittura si inorridisca. Nel giro dei tre giorni infatti, la scia di morte e uccisioni che si lascerà dietro la “pietra sacra” sarà rivelatrice dell’ambizione e della diabolicità degli uomini che vogliono entrarne in possesso; ognuno per raggiungere il proprio scopo.

Un film senz’altro storico da molti punti di vista. In primis grazie alla fotografia e alle riprese mozzafiato che la tecnologia permette nel 2017, e poi grazie al realismo dell’intero sceneggiato. Non è un film all’interno del quale troviamo frasi epiche o azioni eroiche. Non c’è nulla di scontato o che ci si aspetti. Non ci sono battute che vanno aldilà dell’umanità dei singoli personaggi; il più delle volte legata alla paura della morte. Se voi, in determinate situazioni sareste rimasti muti, bene, lo rimangono anche i protagonisti del film.

Una particolarità per un film crudo come questo che interesserà sicuramente le nostre lettrici e i nostri lettori, è il saper coinvolgere lo spettatore nonostante l’assenza di una figura femminile per tutti i suoi 96 minuti.

“Terre Selvagge” risulta un film davvero realistico e curato nei minimi dettagli, ma soprattutto serio nel suo intento e coerente con lo sviluppo della trama, nonostante la crudezza di molte delle scene e un finale che sembra mettere il punto in maniera un po’ troppo frettolosa e scenica alla storia.

Ma rimane senz’altro un film da non perdersi.

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